Ogni volta che scriviamo una domanda su ChatGPT, dietro quella risposta apparentemente immediata si mette in moto una macchina industriale gigantesca, fatta di server, data center e consumi elettrici fuori scala. Ed è proprio qui che si nasconde uno dei numeri più sorprendenti del 2025: OpenAI spende circa 2,5 miliardi di dollari all’anno solo per l’elettricità, ma allo stesso tempo incassa oltre 11 miliardi di dollari dagli abbonamenti.
Un equilibrio delicato, ma per ora estremamente redditizio.
2,5 miliardi di prompt al giorno: il costo invisibile dell’AI
Secondo un’analisi della società BestBrokers, ChatGPT riceverebbe circa 2,5 miliardi di prompt ogni giorno. Il dato deriva da una stima di 810 milioni di utenti attivi settimanali, ognuno dei quali interagirebbe con il chatbot per circa 22 richieste a settimana.
Ogni singola risposta richiede potenza di calcolo e quindi energia. Utilizzando un consumo medio stimato di 0,0189 kWh per prompt e il prezzo medio dell’elettricità negli Stati Uniti (0,141 dollari per kWh), il risultato è impressionante:
6,6 milioni di dollari al giorno, che su base annua superano i 2,4 miliardi di dollari.
È il prezzo da pagare per mantenere attiva una delle intelligenze artificiali più utilizzate al mondo.
OpenAI non è più un esperimento: i ricavi esplodono
Se i costi sono elevati, i ricavi lo sono ancora di più. Secondo un report di The Information, OpenAI avrebbe generato 4,3 miliardi di dollari nei primi sei mesi del 2025, superando già l’intero fatturato del 2024.
Le stime interne parlavano di 13 miliardi di dollari entro fine anno, ma l’amministratore delegato Sam Altman ha alzato l’asticella, dichiarando di puntare a 20 miliardi di dollari di ricavi annui. Numeri che alimentano le voci su una possibile quotazione in Borsa, con valutazioni che sfiorerebbero i 1.000 miliardi di dollari.
Gli abbonamenti sono il vero motore di ChatGPT
Il cuore del modello economico di OpenAI è sempre più chiaro: le sottoscrizioni. A metà 2025 sarebbero attivi circa 35 milioni di abbonamenti, tra utenti individuali e aziende.
Secondo i calcoli di BestBrokers, questo significa:
quasi 1 miliardo di dollari al mese
circa 11,5 miliardi di dollari all’anno
Un risultato che colloca ChatGPT tra i servizi in abbonamento più redditizi al mondo, al livello di giganti come Netflix e Spotify. E la crescita non sembra destinata a fermarsi: l’obiettivo dichiarato è raggiungere 220 milioni di abbonati entro il 2030.
Ricerca, sviluppo e la corsa all’intelligenza artificiale generale
L’elettricità non è l’unica voce che pesa sui conti. OpenAI investe enormemente anche in ricerca e sviluppo, reinvestendo gran parte dei ricavi per migliorare i modelli e restare avanti rispetto alla concorrenza.
Sempre secondo The Information, nei primi sei mesi del 2025 la spesa in R&D avrebbe raggiunto 6,7 miliardi di dollari. L’obiettivo di lungo periodo resta quello più ambizioso: arrivare all’AGI, l’intelligenza artificiale generale, oggi ancora teorica.
Da no profit a colosso energivoro (ma profittevole)
I numeri raccontano una trasformazione radicale. La OpenAI fondata nel 2015 come organizzazione no profit, con una missione etica e quasi accademica, è oggi una potenza economica globale, ad altissimo consumo energetico ma con margini sempre più solidi.
In sintesi: ChatGPT costa moltissimo, ma rende ancora di più. Finché l’equazione resterà positiva, l’intelligenza artificiale di OpenAI continuerà a crescere, rispondere a miliardi di domande… e macinare miliardi di dollari.
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