Tecnologia

Apple revoca licenze Facebook e Google: sono accusate di spionaggio

Apple revoca licenze Facebook e Google: sono accusate di spionaggio

Facebook e Google sono finite nel mirino di Apple, che nei giorni scorsi ha revocato sia i certificati aziendali che le licenze sviluppatore necessarie alle due aziende per distribuire ai dipendenti applicazioni iOS.

Si tratta di una mossa senza precedenti frutto della reazione che la società di Cupertino ha avuto dopo aver letto gli articoli di TechCrunch e Buzzfeed. I due siti hanno rivelato infatti che i due colossi usavano i certificati per raccogliere informazioni sulle attività svolte dall’utente con lo smartphone.

Gli utenti “spiati” non riguardavano solamente i dipendenti, ma anche comuni cittadini ingaggiati previa ricompensa di 20 dollari al mese per essere spiati ogni minuto dall’applicazione. Le app imputate sono Facebook Research e Screenwise Meter, rispettivamente di Facebook e Google, il cui compito era stabilire una connessione VPN per inviare ai server delle aziende coinvolte informazioni su “ogni attività svolta sul telefono o sul web”. In più, la prima sarebbe in circolazione dal 2016, mentre il programma Google Screenwise Meter è attivo fin dal 2012.


In seguito alle veementi polemiche, Facebook e Google hanno ritirato le app incriminate di agire in violazione dei termini di servizio di Apple e hanno dichiarato, con la conferma di Apple, che la normale operatività sarà ripresa a brevissimo.

La posizione di Apple

Apple è attenta alla privacy dei suoi utenti. Fino ad oggi l’impegno è stato dimostrato sia adottando misure tecnologiche decise (ad esempio la cifratura robusta di dati e funzioni biometriche implementate nell’hardware) sia con l’opposizione alle pressioni da parte delle autorità giudiziarie. Basti pensare quando Apple non accettò la richiesta dell’FBI di realizzare un malware per riuscire ad accedere ai dati dell’iPhone del killer di San Bernardino.


La presa di posizione assunta nei confronti di Facebook e Google si colloca su questa scia, considerato che sono due competitors molto forti nel campo del digitale. Loro punto di forza è indubbiamente la pubblicità, sempre più orientata a “profanare” i dati di profilazione di utenti, organizzazioni, aziende e stati.

Che intenzioni hanno le aziende tech?

Questo episodio pone una lunga riflessione sul potere discrezionale che i colossi della tecnologia possiedono nel gestire l’utilizzo di servizi diventati ormai il cardine della nostra vita privata, lavorativa e relazionale. Va da sé che i famigerati termini di servizi, facilmente accettabili o meno, consentono ai fornitori dei servizi una totale arbitrarietà sulla legittimità delle azioni, sulle conseguenze delle violazioni, sulle possibilità e modalità di appello e, più in generale, sulle regole del gioco, a quanto pare facilmente frangibili.

Questo è proprio il caso di Facebook e Google, che hanno smaltito immediatamente il duro colpo inflitto da pple, benché per un paio di giorni non abbiano potuto sfornare nuove app a uso interno, le quali non avrebbero alcun impatto sui servizi offerti al pubblico.


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