Le ricchezze di Porto: second day
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Le ricchezze di Porto: second day

porto 2

Porto, ore 08.00.

Suona la sveglia e come tutte le mattine sono tentato di spegnerla e girarmi dall’altra parte. Sapendo quello che ci aspetta in questa giornata decidiamo di alzarci immediatamente, lavarci, vestirci e partire. Andiamo a fare colazione nello stesso bar di ieri, mangiamo e scambiamo due chiacchiere con il barista che, scopriremo a fine viaggio, è uno dei pochi baristi che parla bene l’inglese.


Oggi vogliamo visitare l’entroterra e scoprire cosa questa terra può offrirci. L’unica cosa che ci preoccupa sono le salite. Ci armiamo comunque di voglia e partiamo.

Dopo una lunga e faticosa pedalata arriviamo al Palacio de Cristal (palazzo di cristallo) che sfortunatamente era chiuso causa lavori di riparazione. Lateralmente a questo palazzo si trovano dei giardini, quindi decidiamo di visitarli. Siamo rimasti senza parole! Un giardino botanico con delle mattonelle che segnano il cammino, per evitare che i turisti calpestino quel verde a dir poco favoloso. Da qui si gode di una vista panoramica sulla città, a dir poco mozzafiato. Dopo una lunga perlustrazione fatta di foto, video e respiri profondi, decidiamo di riprendere il nostro percorso. Arrivati alle biciclette vediamo un pavone che si aggirava tranquillamente per il parco. Non possiamo far finta di niente, ci avviciniamo a lui con cautela e lo osserviamo da vicino. Era fantastico, coloratissimo e maestoso. Purtroppo non ha aperto le ali, cosa che avrei voluto vedere.

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Ci rimettiamo in marcia verso la prossima meta, il famoso Parque da Cidade. Un parco che collega la spiaggia Castelo do Queijo all’entroterra. Decidiamo di non fare tutto il percorso per non perdere tempo, dato che alla spiaggia ci eravamo stati ieri. Dopo una dura pedalata nell’entroterra arriviamo all’ingresso del parco e scopriamo che oltre alla spiaggia porta anche al Jardin de Arca d’Agua. Decidiamo quindi di seguire quel sentiero. Durante il tragitto ci fermiamo diverse volte ad ammirare la bellezza del parco, coloratissimo e pieno di fauna, di ogni genere. C’erano molti stagni con delle panchine vicine per osservare meglio gli animali all’interno. Un luogo molto tranquillo e sereno, perfetto per meditare. Essendo entrambi due amanti della natura e della meditazione, optiamo per seguire il nostro istinto. Ci sediamo in mezzo al verde e ci concediamo una mezz’ora di meditazione. È stata una delle meditazioni più belle della mia vita, stavo davvero bene. Intorno a me c’era pace e serenità. Circondati dal verde, in una splendida giornata di sole con i versi degli animali in sottofondo.. che vibrazioni!


Dopo esserci risvegliati dal “trans” ripartiamo e arriviamo al Jardin de Arca d’Agua. Notiamo subito che non si tratta di niente di eccezionale, un giardino comunale pieno di famiglie che fanno pic nic e giocano a calcio con i propri figli. Un normalissimo giardino, come da noi a Bergamo. L’unica differenza è che qua siamo a Gennaio, in felpa (mentre i portoghesi in maglietta), non c’è una nuvola in cielo, ci sono fiori coloratissimi che passano dal giallo al viola ed è pieno di panchine rosse. Non so il perché, ma quelle panchine colorate mi hanno messo allegria. Mi sembrava di essere in una favola.

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Siccome era ora di pranzo decidiamo di mangiare, comportandoci come la gente del posto.. facendo dunque un pic nic. Ci sediamo in mezzo al verde, prendiamo dallo zaino i nostri panini comprati la stessa mattina in un market (non più di 3 euro) e iniziamo la nostra abbuffata. Siamo due ragazzi che amano mangiare e in molti l’hanno notato chiedendoci da quanto non mangiassimo.


Dopo aver pranzato, due ragazzi ci chiedono se vogliamo giocare a calcio con loro, come dire di no! Accettiamo subito e iniziamo a giocare. Dopo un’oretta circa, dopo aver perso, salutiamo i ragazzi e ci rimettiamo in viaggio. La prossima destinazione è il famosissimo Ponte Dom Luis. Dopo aver mangiato e giocato, pedalare diventa sempre più difficile. Arranchiamo in maniera poco dignitosa fino all’inizio del ponte. Decidiamo di percorrerlo tutto attraversando il fiume e arrivare dall’altra parte. Una volta attraversato notiamo che sopra di noi si estende una vallata interamente verde, con in mezzo un monastero. Scegliamo ovviamente di andarci. C’erano due possibilità, o con la funivia (11 euro) o con l’olio di gomito.


Optiamo, pur essendo stremati, la seconda opzione e iniziamo a pedalare. La salita era troppo ripida e ad un certo punto abbiamo dovuto spingere le biciclette. Arrivati finalmente in cima ci accorgiamo di essere solo a metà, c’era ancora un’altra salita, questa volta a gradini. Mettiamo le bici in spalla (come fosse un bilanciere) e iniziamo questa salita. Una serie di squat infernale. Sembrava di scalare l’Everest. Una volta raggiunta la cima ci è scappato un urlo liberatorio in stile Rocky Balboa (Adriana). La cosa bella è che nessuno ci ha guardato in maniera strana, anzi sembrava una cosa normale per le persone.


La vista era pazzesca, uno spettacolo per gli occhi. Ci rilassiamo seduti in mezzo al verde per qualche minuto e poi andiamo a visitare il monastero. Veramente immenso! Purtroppo mi è stato vietato scattare fotografie e fare video, anche se non c’era nessun cartello o divieto che affermasse ciò.

Uscendo dal monastero, ci accorgiamo di come si fosse riempito di persone quel posto. Erano tutti universitari che, a modo loro, si rilassavano dopo una giornata di studio o lezioni. Conoscemmo parecchi ragazzi, tra cui una ragazza filippina (Naomi) che si dimostrò simpaticissima fin da subito imitando il nostro accento italiano. Ci godiamo, tutti e tre insieme, un tramonto con dei colori strabilianti. Salutiamo Naomi augurandole buona serata e decidiamo di scendere. La discesa fu una goduria inaspettata e anche molto divertente. Sfrecciavamo in mezzo alla gente senza mai toccare i freni fino alla fine del pendio.


Stasera vogliamo mangiare a casa perché siamo particolarmente distrutti, quindi andiamo alla ricerca di un altro market. Compriamo pasta e tonno, semplici, buoni e soprattutto veloci da cucinare. Arriviamo alla nostra Guest House, ci facciamo una bella doccia e prepariamo tutto l’occorrente per cucinare. Problema, il fornello non funziona. Come facciamo? Colpo di genio di Paolo <Fabio, c’è il microonde.. cerchiamo su internet se è possibile cuocerci la pasta.> L’idea non mi convinceva per niente, ma non ne avevo di migliori. Seguiamo le indicazioni su internet e riusciamo, in qualche modo, a cuocere la pasta. La saliamo con il sale fino (non c’era quello grosso), sgoccioliamo il tonno, impiattiamo e assaggiamo. Devo dire che non era niente male, anzi ci siamo fatti un secondo giro. Non ho ancora capito se è stata la fame o era davvero buona! Dopo aver mangiato, sparecchiamo, laviamo quello che abbiamo usato e andiamo in camera. <Domani chiamano brutto tempo!> mi dice Paolo. <Nessun problema, ci copriamo e andiamo in montagna a vedere com’è>.


Ci stavamo quasi per addormentare quando Paolo si ricorda che avremmo dovuto consegnare le biciclette un’ora fa. Di corsa, in pigiama, andiamo al Rent, ci scusiamo per il ritardo e consegniamo le bici. Il proprietario stava per chiudere ma non sembrava arrabbiato. Anzi, ci ringrazia e ci invita a bere una birra con lui. Ovviamente accettiamo. Ci porta nel locale più vicino e ordina tre Super Bock. Una birra tipica di Porto. Ci chiede come sta andando il viaggio e dopo qualche minuto inizia a raccontarci della sua vita. Una cosa che mi ha davvero colpito molto dei portoghesi. Sono semplici, senza neanche conoscerti ti mettono a proprio agio e ti parlano come se ti conoscessero da una vita. Beviamo due birre a testa, poi ci salutiamo e torniamo a casa. Eravamo stremati e poco sobri. Quella birra era dolce e fruttata (ricorda i ribes) ma abbastanza pesante. Arrivati in stanza, diamo una piccola occhiata al percorso di domani, puntiamo la sveglia e questa volta ci addormentiamo senza scambiarci insulti reciproci.

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