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Italia arrestrata? Non è vero! Abbiamo la tecnologia ma la vendiamo agli altri

«Negli ultimi anni abbiamo investito più del 10% del fatturato in ricerca, sviluppo e in nuovi processi di robotizzazione. Un investimento di oltre 100 milioni e che durerà fino al 2020 che sarà la nostra salvezza».

Già prima che il governo annunciasse il programma Industria 4.0, Amilcare Merlo e la sua azienda di Cervasca leader mondiale nel settore dei sollevatori telescopici, aveva già vinto decine di premi internazionali «per l’innovazione». Continua a crederci, denunciando però il ritardo dell’Italia nei confronti degli altri Paesi, prima fra tutti la Cina.

«Da almeno 20 anni -spiega- hanno investito per preparare il terreno e affrontare questa quarta rivoluzione del sistema industriale, creando le nuove figure professionali necessarie: ingegneri, direttori di processo, informatici che hanno studiato in tutto il mondo, che hanno lavorato in tutto il mondo. E tornano alla Cina ricchi di esperienza».


«Noi stiamo ancora a discutere di Brexit, Sì Tav o no Tav – aggiunge – mentre gli altri invece vanno avanti, aggrediscono il mercato acquistando aziende, migliorando il loro patrimonio tecnologico». Una differenza incolmabile rispetto all’Italia? «Non siamo indietro, abbiamo la tecnologia, ma la vendiamo agli altri e regrediamo. Vedo un grandissimo stallo: tante imprese scompaiono e altre lo faranno, perché la concorrenza sarà spietata . Il problema è prima di tutto sociale. Le nuove generazioni vogliono un futuro più appetibile, lo cercano magari con una laurea in Legge o in Economia e commercio, settori saturi. Stanno dimenticando le professioni dell’industria, il mondo che la supporta». E che non sono soltanto i robot.


«La robotizzazione spaventa e si pensa spesso, sbagliando, che il robot sostituirà l’uomo. Ma chi lo programma? Chi lo guiderà se non le persone?».

Merlo ha compiuto 84 anni, ma di pensione neanche a parlarne.

«La testa è quella di un quarantenne. Pessimista? No, realista. Fossi pessimista non continuerei a investire a Cuneo, ma spaventa vedere che in pochi reagiscono alla situazione. Per fortuna, non ancora disperata».

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