L’Arabia Saudita accelera sulla liberalizzazione finanziaria: dal 1° febbraio 2026 il Regno aprirà il proprio mercato azionario a tutti gli investitori esteri, con l’obiettivo di rilanciare l’attrattività della piazza di Riyadh e aumentare la liquidità del listino.
L’annuncio ha avuto un effetto immediato sul Tadawul (la Borsa saudita), che nella giornata di mercoledì è arrivata a guadagnare fino al +2,5%, prima di ridurre parte dei rialzi.
Perché Riyadh apre la Borsa agli stranieri
Dietro la scelta c’è una strategia precisa: attrarre capitali internazionali diventa sempre più cruciale mentre lo Stato prepara nuove operazioni per fare cassa, tra cui vendite di quote in società controllate dal governo. In altre parole, il Tadawul non è solo un mercato: è uno strumento centrale per finanziare i piani di diversificazione economica (meno petrolio, più investimenti in industria, tecnologia, turismo e servizi).
Ma gli investitori non si entusiasmano: “serve di più”
Il punto è che l’Arabia Saudita non parte da zero. Il Paese aveva già iniziato ad aprire il mercato nel 2015, permettendo inizialmente l’accesso soprattutto ai grandi gestori. Inoltre, dal 2019 l’Arabia Saudita è entrata nell’indice MSCI Emerging Markets, un passaggio che ha già favorito l’ingresso di capitali esteri “strutturali”.
Per questo diversi operatori osservano che la mossa annunciata per febbraio, da sola, potrebbe non generare flussi enormi: molti grandi fondi, in pratica, sono già tecnicamente in grado di investire in azioni saudite. Non a caso, nelle ultime settimane del 2025 diversi gestori internazionali avrebbero rallentato o sospeso nuove allocazioni sul mercato saudita.
Il vero nodo: il tetto del 49% alla proprietà estera
Gli occhi degli investitori sono puntati soprattutto su un tema: i limiti alla quota di proprietà straniera, attualmente capati al 49%. Il regolatore ha già segnalato l’intenzione di intervenire e, secondo le aspettative del mercato, un eventuale innalzamento dei limiti nel corso del 2026 sarebbe il segnale più forte per dimostrare che Riyadh vuole trasformare il Tadawul in un vero mercato globale.
Se questo passaggio arrivasse, potrebbe sbloccare afflussi più consistenti. Se invece restasse tutto invariato, il rischio è che la nuova apertura venga letta come un’operazione positiva, ma non sufficiente.
Le preoccupazioni: utili, petrolio e tagli alla spesa
A frenare l’entusiasmo contribuiscono anche i dubbi sul quadro macro: alcuni investitori temono una crescita più debole degli utili societari a causa di prezzi del petrolio più bassi, tagli alla spesa pubblica e incertezze sugli investimenti legati ai grandi progetti di trasformazione economica.
E questo si riflette anche sul mercato delle nuove quotazioni, che negli ultimi anni è diventato un canale fondamentale per raccogliere risorse: l’Arabia Saudita è stata tra le piazze più attive per IPO, trainata anche da operazioni legate a Saudi Aramco e alle partecipazioni del fondo sovrano.
Dopo un 2025 difficile, Riyadh cerca la svolta
La liberalizzazione arriva in un momento delicato: il Tadawul ha chiuso il 2025 come uno degli anni peggiori dell’ultimo decennio, e l’apertura agli investitori esteri è pensata anche come “scossa” per riportare interesse e volumi.
La sensazione, però, è che il mercato voglia vedere il prossimo passo: non solo accesso, ma regole più competitive e, soprattutto, una riforma concreta dei limiti di proprietà estera.
