Cosa è successo davvero a Charles Leclerc nel GP d’Italia 2026? La Ferrari del monegasco è finita violentemente contro le barriere alla Parabolica dopo appena due giri, ma le prime immagini permettono di ricostruire una dinamica più complessa di un semplice errore di guida.
Al momento non è stato comunicato dalla Ferrari un guasto meccanico responsabile dell’incidente. Le immagini indicano invece una perdita improvvisa di aderenza del retrotreno mentre Leclerc era sotto pressione da parte della McLaren di Oscar Piastri.
Cosa succede alla Ferrari di Leclerc alla Parabolica
Leclerc partiva terzo, immediatamente davanti al compagno Lewis Hamilton. Alla Prima Variante i due sono entrati in contatto nella lotta per la posizione: Hamilton è stato costretto all’esterno ed è precipitato indietro nel gruppo.
Poco dopo Leclerc è stato superato da Max Verstappen all’ingresso dell’Ascari e si è ritrovato con Piastri alle spalle. È proprio qui che iniziano gli indizi tecnici più interessanti.
Secondo le ricostruzioni disponibili, la Ferrari mostra già un’oscillazione attraversando la Variante Ascari. Alla Parabolica Piastri prova poi ad avvicinarsi per attaccare e Leclerc percorre una linea molto esterna. La SF-26 arriva leggermente sul limite della pista, prima che il posteriore perda improvvisamente aderenza.
Dalle immagini televisive si nota anche wheelspin, quindi pattinamento delle ruote posteriori, mentre la Ferrari passa sulla linea bianca. Da quel momento la rotazione diventa estremamente difficile da recuperare.
Perché basta così poco per perdere una F1 a Monza?
La spiegazione passa dal particolare assetto utilizzato a Monza. Il circuito italiano richiede configurazioni a bassissimo carico aerodinamico, studiate per ridurre la resistenza e raggiungere velocità elevatissime sui rettilinei. Il compromesso è che la vettura dispone di meno carico nelle curve veloci e può diventare più sensibile nelle transizioni.
Con le monoposto 2026 entra inoltre in gioco l’aerodinamica attiva. Il passaggio dalla configurazione a bassa resistenza sui rettilinei a quella ad alto carico nelle curve richiede una stabilizzazione molto rapida del retrotreno. A questo si aggiunge la complessa gestione della rigenerazione elettrica sull’asse posteriore.
Questo non significa che uno di questi sistemi abbia provocato l’incidente di Leclerc: senza telemetria Ferrari sarebbe scorretto affermarlo. Aiuta però a capire perché una piccola perdita di grip possa trasformarsi rapidamente in un testacoda ad alta velocità.
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La sequenza più probabile dell’incidente
La dinamica più plausibile è quindi questa: Leclerc arriva alla Parabolica sotto pressione di Piastri, porta la Ferrari molto all’esterno, una ruota incontra una superficie con meno grip e, nel momento in cui viene richiesta potenza, si genera pattinamento. Il retrotreno supera il limite di aderenza, la monoposto ruota e Leclerc non dispone più dello spazio necessario per recuperarla.
L’impatto è stato molto violento e ha provocato prima l’intervento della Safety Car e poi la bandiera rossa. Leclerc è però uscito autonomamente dalla vettura.
Per conoscere la causa definitiva serviranno comunque telemetria e analisi Ferrari: per ora gli elementi disponibili indicano soprattutto una combinazione di traiettoria, perdita di grip e improvviso sovrasterzo, più che un guasto tecnico già accertato.
