elon musk compra x videos
Economia

Elon Musk ha comprato XVideos? La notizia che gira online sembra una fake news

Negli ultimi giorni è tornata a circolare online una notizia dal titolo molto forte: Elon Musk avrebbe comprato XVideos, una delle piattaforme per adulti più visitate al mondo. Una voce potenzialmente esplosiva, capace di generare curiosità immediata per l’accostamento tra l’imprenditore più discusso della Silicon Valley e un settore lontanissimo, almeno in apparenza, da Tesla, SpaceX, X e xAI.

Il problema è che, al momento, non esiste alcuna conferma credibile di questa presunta acquisizione. Anzi, gli elementi disponibili portano nella direzione opposta: la notizia sembra basarsi su un contenuto pubblicato su Medium nel 2023, privo di riscontri solidi e costruito più come racconto speculativo che come informazione verificata.

Da dove nasce la voce su Musk e XVideos

La fonte che ha rimesso in circolo la storia è un articolo pubblicato su Medium il 24 ottobre 2023 con il titolo “Elon Musk Buys Xvideos Investment”. Nel testo si parla dell’ipotetico interesse di Musk per XVideos, dei possibili benefici industriali e delle eventuali sinergie con intelligenza artificiale, dati, streaming e realtà virtuale.

Ma c’è un dettaglio fondamentale: l’articolo non porta prove. Non vengono citati comunicati ufficiali, documenti societari, registri aziendali, operazioni finanziarie, dichiarazioni di Musk, conferme da XVideos o ricostruzioni di testate economiche autorevoli. Lo stesso testo usa più volte formule dubitative, parlando di “rumor” e rimandando a futuri aggiornamenti mai realmente arrivati.

In altre parole, siamo davanti a un contenuto che presenta come scenario plausibile una notizia che, però, non risulta dimostrata.

Chi controlla davvero XVideos

Un controllo sulle fonti ufficiali europee porta a un quadro diverso. La Commissione europea, nella pagina dedicata alle piattaforme online molto grandi soggette al Digital Services Act, indica WebGroup Czech Republic come provider collegato a XVideos. La piattaforma è classificata come “Very Large Online Platform” e viene indicata con una media di 160 milioni di utenti attivi mensili nell’Unione europea.

Questo è un dato importante per due motivi. Il primo è che conferma il peso enorme della piattaforma. Il secondo è che, nella documentazione pubblica europea, non compare alcun riferimento a Elon Musk, X, xAI, Tesla o SpaceX come soggetti proprietari o controllanti XVideos.

Se una figura come Musk avesse davvero acquisito una piattaforma di queste dimensioni, soprattutto in un settore sottoposto a crescente pressione normativa, la notizia avrebbe generato comunicati, analisi finanziarie, copertura da parte delle principali agenzie internazionali e quasi certamente attenzione regolatoria.

Perché la fake news è credibile a prima vista

La voce funziona perché sfrutta tre elementi molto forti. Il primo è il nome di Elon Musk, associato ormai a operazioni imprevedibili e a settori molto diversi tra loro. Il secondo è la lettera “X”, diventata centrale nell’identità pubblica dell’imprenditore dopo il rebranding di Twitter in X. Il terzo è il tema dei dati e dell’intelligenza artificiale: l’idea che una piattaforma con enormi volumi di traffico possa interessare a un gruppo tecnologico sembra, almeno superficialmente, plausibile.

Proprio qui nasce l’equivoco. Una notizia può essere “verosimile” sul piano narrativo, ma questo non significa che sia vera. Nel caso specifico, l’associazione tra Musk, X e XVideos sembra più un gioco clickbait che una ricostruzione basata su fatti.

Cosa ha comprato davvero Musk negli ultimi anni

La grande acquisizione che ha cambiato l’immagine pubblica di Elon Musk è stata Twitter, poi trasformata in X. Più recentemente, Reuters ha riportato l’operazione con cui xAI ha acquisito X in un accordo azionario che ha valutato X circa 33 miliardi di dollari, al netto del debito. Si tratta di un’operazione reale, collegata alla strategia di Musk sull’intelligenza artificiale e sull’integrazione tra dati, modelli, distribuzione e piattaforma social.

Questa operazione, però, riguarda X, il social network ex Twitter. Non riguarda XVideos. La somiglianza tra i nomi può alimentare confusione, ma dal punto di vista societario e industriale sono due realtà completamente diverse.

Il contesto europeo: XVideos sotto osservazione

XVideos non è una piattaforma marginale. Proprio per le sue dimensioni, è entrata nel perimetro più rigido del Digital Services Act europeo. La Commissione europea ha inserito XVideos tra le piattaforme online molto grandi e ha avviato diverse azioni di enforcement, tra cui richieste di informazioni e procedimenti legati agli obblighi di sicurezza e tutela degli utenti.

Questo rende ancora meno credibile l’idea di un’acquisizione silenziosa da parte di Musk. Un passaggio proprietario di questo tipo, su una piattaforma regolata e con centinaia di milioni di utenti, difficilmente passerebbe inosservato.

Verdetto: notizia non confermata, da trattare come fake news

Alla luce delle verifiche disponibili, la conclusione è chiara: non ci sono prove che Elon Musk abbia comprato XVideos. La notizia nasce o circola da contenuti non autorevoli, privi di documentazione e non confermati da fonti ufficiali.

Il caso è un esempio perfetto di come una fake news possa tornare ciclicamente in auge: basta un titolo forte, un nome globale come Musk e una piattaforma famosa per generare clic, condivisioni e discussioni. Ma, sul piano giornalistico, manca l’elemento essenziale: la prova.


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