Economia Lavoro

Trattamento di fine rapporto: tutto quello che c’è da sapere

trattamento di fine rapporto

Cos’è il TFR? Come si calcola e quando è possibile chiederne un’anticipazione?

Sono tanti i dubbi che ancora si hanno quando si parla di TFR (trattamento di fine rapporto). In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande e fare chiarezza su tutto quello che riguarda il trattamento di fine rapporto.

Il TFR, nato verso la fine degli anni ‘20, è una parte della remunerazione del lavoratore subordinato che viene accantonata per essere completamente erogata all’interruzione del rapporto di lavoro. Il trattamento di fine rapporto, in molti casi, è conosciuto anche con il nome più comune di liquidazione.

Trattamento di fine rapporto: come si calcola

Il calcolo del trattamento di fine rapporto, regolamentato dall’art. 2120 del Codice Civile, tiene conto di diversi fattori. L’importo finale si ottiene attraverso la somma delle quote relative a ogni anno di servizio. Ma come si calcola la quota relativa a un anno di servizio?

Per ottenere la somma relativa a un anno di servizio, è necessario prendere in considerazione la retribuzione annua e dividerla per 13,5. Se ci dovessero essere periodi di lavoro irregolari (come frazioni di anno), la quota viene ridotta in maniera proporzionale.

Agli accantonamenti che andranno a comporre il TFR, inoltre, vengono applicati tassi fissi per accrescerne il valore nel corso del tempo.

Quando si può chiedere l’anticipazione del TFR

Il lavoratore ha la possibilità di richiedere l’anticipazione del TFR prima della cessazione del rapporto di lavoro. La richiesta, per essere accettata, deve rispettare però alcuni vincoli, tra cui quello quantitativo (può essere richiesto solo fino al 70% del TFR maturato) e quello qualitativo (la richiesta deve essere legata a un’urgenza che andrà documentata).

L’anticipazione del Trattamento di fine rapporto può essere richiesta solo dopo 8 anni di rapporto di lavoro ininterrotto. La somma che viene anticipata è ovviamente detratta da quello che è l’importo totale da versare al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro.

Aziende fallite e pignoramento del TFR

Una delle questioni più importanti sul TFR è che fine faccia quello maturato dai lavoratori di aziende dichiarate fallite o in stato di insolvenza. In questo caso, i lavoratori non perdono quanto maturato visto che si possono rivolgere, dal 1982, a un Fondo di Garanzia nazionale gestito dall’INPS.

Per quanto riguarda, invece, i lavoratori che hanno problemi di insolvenza, la Cassazione ha chiarito che il TFR può essere pignorato. Trattandosi di una somma sicura e che viene maturata nel tempo dal debitore, la Corte Suprema ha reso quindi possibile il pignoramento del TFR (trattamento di fine rapporto).

Come viene liquidato il TFR

Il Trattamento di fine rapporto, al netto di eventuali anticipazioni, viene erogato in toto al lavoratore alla fine del rapporto di lavoro. Il TFR spetta in ogni caso al lavoratore indipendentemente da quelle che sono le motivazioni che portano alla cessazione del rapporto lavorativo tra le parti.

Una volta ricevuto il TFR, sta al lavoratore controllare che questo sia del giusto importo. In caso di inesattezze o di mancato versamento, il lavoratore può procedere per vie legali nei confronti dell’ex datore di lavoro.


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