Lavoro

Preti Gay in Vaticano protestano: “Basta discriminazioni!”

preti gay vaticano

La notizia è passata in sordina, a dirla tutta quasi totalmente in silenzio. Lo scorso gennaio in Vaticano si è verificato un evento mai visto in precedenza: 125 persone, tra preti e dipendenti del Vaticano, hanno fatto coming out di massa dichiarando pubblicamente la propria omosessualità e protestando contro le discriminazioni subite all’interno della Chiesa.

Oltre a diversi preti omosessuali, a unirsi a questa protesta ci sono stati anche diversi insegnanti di religione, personale parrocchiale e addetti amministrativi della Chiesa. Tutti chiedono la stessa cosa: l’orientamento sessuale non deve più essere motivo di licenziamento o allontanamento da parte della chiesa.

Secondo una dichiarazione rilasciata ai media, una vita aperta e conforme al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere non può essere considerata un’infedeltà al magistero e, quindi, motivo di licenziamento. Da qualche tempo in Italia soffia una forte ventata di riforma. Oltre a una modifica di alcune aree del Catechismo della Chiesa cattolica, che la base ritiene fermo in modo quasi persecutorio, chiedono anche una riforma dell’omosessualità, che la Chiesa continua a considerare una malattia morale per cui si raccomanda l’astinenza ai cattolici LGBT pur abbracciandoli e chiamandoli figli di Dio. Alle proteste si sono uniti anche diversi cattolici tedeschi che hanno lanciato anche l’hashtag #OutInChurch. Il gruppo Lgbt tedesco chiede che la Chiesa superi gli atteggiamenti diffamatori e si apra a una prospettiva misericordiosa.

La Chiesa continua a fare orecchie da mercante sulla condizione dei preti gay, in Vaticano così come nel resto del mondo. Eppure, rileggendo le dichiarazioni di un’ex sacerdote omosessuale, si capisce che nell’ambiente tutti sanno: “C’erano ad esempio monsignori che si portavano in Camera il proprio compagno o l’amante di turno”. Parole pronunciate da Francesco Lepore al sito FanPage, in cui racconta la sua esperienza. “A 14 anni – contro il parere dei miei genitori – sono entrato in seminario nella consapevolezza di essere omosessuale, soprattutto vivendo come un qualcosa di peccaminoso, una sorta di sbaglio della natura. Vedevo nel sacerdozio un cammino di espiazione e di riparazione. […] Ricordo io stesso dell’esperienza, esperienze personali, di avance da parte di componenti della segreteria di Stato”.

Lepore non è il solo prete gay a raccontare la sua storia. Tra i casi più eclatanti non possiamo che ricordare quello di Padre Felice, parroco in una parrocchia ligure che disse: «Sì, sono gay come molte altre persone all’interno della Chiesa, sebbene non tutte si manifestino». Una dichiarazione che all’epoca sollevò un polverone. «All’inizio, vivi con terrore. Nascondendolo a te stesso. Poi capisci che devi accettarti, facendo un cammino di maturazione affettiva. Un cammino che di solito viene negato».

Ma qual è la situazione reale oggi? Nonostante la grande ostilità delle alte gerarchie della Chiesa Cattolica, oggi si sta sviluppando un sempre più consapevole confronto sul tema dell’omosessualità. Un processo partito timidamente molti anni fa, con la nascita di vere e proprie comunità online dedicate a preti e seminaristi gay. Il primo in assoluto fu Venerabilis, un sito dedicato proprio agli incontri tra i preti gay. Si tratta di un sito che esiste dal 2006 e che per diverse volte era finito nel mirino di giornalisti: prima La Repubblica e poi Le Iene, dando vita a servizi televisivi scandalistici che non hanno fatto altro che determinarne la chiusura a più riprese. Eppure, Venerabilis non era nato come luogo per organizzare incontri a scopo sessuale, ma la cosa non interessava a nessuno: lo scandalo faceva più audience.

Il risultato? Molto diverso da quello che ci si aspettava. Venerabilis oggi è diventata una grande comunità online fatta di preti, seminaristi ma anche di semplici cattolici che cercano un incontro con un prelato. Sarà il fascino del proibito o la ricerca di affetto? Chissà. Ma chi cercava lo scandalo per far male ha fallito: oggi i preti gay sono tornati alla loro vita normale, costretti però ancora a rifugiarsi online per poter condividere la loro condizione.



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