Oceani: livelli di ossigeno in calo, ecosistema a rischio
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Oceani: livelli di ossigeno in calo, ecosistema a rischio

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Gli oceani fanno sempre più fatica a respirare, ce lo raccontano innumerevoli report scientifici, con effetti in diversi ambiti.

L‘ossigeno, base di vita per noi e per diverse forme di vita marine, è in drastico calo a causa del riscaldamento globale. Migliaia di specie marine stanno morendo o mutando le loro abitudini per cercarlo.


Andiamo ad analizzare insieme la brutta situazione nella quale riversiamo e quali sono gli effetti che ne derivano.

Ultimi 50 anni: livello di ossigeno nel mare diminuito del 2%

Come sempre più report scientifici ci raccontano, gli oceani faticano a respirare sempre più. A partire dai report più generici che indagano sulle difficoltà di sopravvivenza di diverse specie animali e vegetali, sino a quelli più dettagliati del centro di ricerca dell’Università tedesca di Kiel(Germania), che si occupa proprio di monitorare i livelli di ossigeno nei mari.


I ricercatori di questo ateneo hanno affermato, in un recente studio pubblicato su Nature Geoscience, che, il livello medio di ossigeno nei mari di tutto il mondo è calato del 2% negli ultimi 50 anni. La causa principale di questo calo? sempre lui, il cambiamento climatico.

Cambiamento climatico e calo ossigeno, come sono legati?

Il cambiamento climatico risulta essere il principale fattore che ha causato la diminuzione di ossigeno nelle acque, ma come mai?come si ricollega a questa problematica?semplice, a causa dell’innalzamento delle temperature medie delle acque. Ciò significa che, essendo più calda, l’acqua assorbe meno ossigeno dall’atmosfera e, inoltre, altera le correnti che portano in profondità l’acqua carica di ossigeno presente in superficie.


In particolare, ci sono alcune zone al mondo, come i poli, l’equatore o alcune aree a largo di California, Perù e Namibia in cui l’ossigeno comincia a scarseggiare seriamente.

Quali effetti ha sull’ecosistema marino?

Andreas Oschiles, oceanografo del Centro Helmholtz dell‘Università di Kiev, si è espresso a riguardo affermando che, i livelli di ossigeno degli oceani sono scesi in maniera esponenziale. In alcune regioni tropicali infatti, secondo recenti studi effettuati dal Team di Oschiles, il livello di ossigeno è sceso di un drastico 40%. Nonostante rispetto ad altri enormi problemi, quali l’inquinamento plastico e il global warming, la diminuzione dell’ossigeno nei mari sembri poca roba, c’è da ricredersi. Il problema relativo alla carenza di ossigeno nell’acqua, afferma l’oceanografo, dovrebbe “preoccupare molto di più e richiedere una attenzione urgente”. Perchè?perchè, come il passato ci insegna, potrebbe essere la causa di un’estinzione di massa.


Recenti modelli climatici del pianeta basati anche su analisi fossili, ci hanno raccontato di una situazione simile avvenuta in passato. Circa 252 milioni di anni fa, alla fine del Permiano, un intenso effetto serra prodotto da eruzioni vulcaniche, con conseguente diminuzione dell’ossigeno negli oceani, causò l’estinzione di massa in cui morì il 96% delle specie marine. Per fortuna siamo lontani da un tale rischio, ma, ci sono alcuni indicatori che spaventano gli scienziati, soprattutto per come potrebbero mutare gli ecosistemi marini.

Interi ecosistemi marini potrebbero mutare

Animali e vegetali dei mari rispondono infatti anche a lievi variazioni del livello di ossigeno: si spostano – proprio come faremmo noi in una situazione sott’acqua – alla ricerca di questo elemento chimico. Ciò comporta per esempio uno spostamento di predatori da una zona all’altra, modificando gli equilibri di intere regioni. “Devono tutti respirare e  dunque si spostano” dice Oschilies.


Mare più caldo = mare con meno ossigeno. E’ noto infatti che, alcune zone situate all’equatore terrestre, hanno basse concentrazioni di ossigeno. Questo però, sta accadendo anche in ecosistemi lontani che prima non erano considerati vulnerabili.

Alcuni esempi…

Queste variazioni di temperatura, se dovessero peggiorare, cambierebbero completamente gli equilibri, a partire dalla base della catena alimentare. La diminuzione del plancton infatti, fondamentale per gli equilibri dei mari, è legata proprio alla carenza di ossigeno. I suddetti infatti, si spostano in acque più fredde e a profondità maggiori alla ricerca di ossigeno, sballando tutti gli equilibri dell’ecosistema marino. A profondità più basse infatti, ricerca di cibo e riproduzione sono operazioni molto più complesse. Se gli zooplantcon soffrono o spariscono, pesci, calamari e altre creature marine ne risentono immediatamente con conseguenze che si riflettono su tutto l’ecosistema. Altro esempio collegato a questa problematica è uno studio effettuato sui gamberetti. Questi studi mostrano come l’assenza di ossigeno li porti a muoversi meno velocemente – e dunque più esposti ai predatori – proprio per risparmiare energia laddove ci sono bassi livelli di ossigeno.


Deossigenazione dei mari, impatti sull’economia

Dato che qualsiasi calo di ossigeno comprometterà la capacità di sopravvivenza e le prestazioni degli animali, possiamo immaginare come possa influire sul mercato ittico. Un mercato come quello del tonno ad esempio, capace di generare introiti per oltre 40 miliardi di dollari l’anno, sta già risentendo di flessioni a causa del numero minore dei tonni presenti (anche per la sovrapesca).


Sottoscrizione Dichiarazione sul problema ossigeno nei mari

Oltre 300 scienziati di circa 30 Paesi, solo pochi mesi fa, hanno sottoscritto una dichiarazione per chiedere ai Governi e alle Nazioni Unite un maggiore impegno per affrontare il problema della deossigenazione.

L’unico modo per far tornare gli oceani a respirare infatti è rallentare il cambiamento climatico e ridurre l’inquinamento costiero. 

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