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Netflix contro Fortnite: quali sono i motivi della competizione?

Netflix contro Fortnite: quali sono i motivi della competizione?

Netflix contro Fortnite. Proprio così, il colosso dello streaming ha individuato nel prodotto di Epic Games il principale avversario da battere, soprattutto per quanto riguarda il tempo che le persone passano dinanzi allo schermo.

In una lettera inviata agli investitori, Netflix ha spiegato la situazione:

Negli Stati Uniti, abbiamo circa il 10% dello screen time televisivo e poco meno sul mobile. Competiamo più con Fortnite che con HBO. Quando YouTube si è bloccato globalmente per pochi minuti, in ottobre, le nostre visite e visualizzazioni sono aumentate molto”.

Dati alla mano, Netflix registra 139 milioni di sottoscrizioni, mentre Fortnite può vantare 200 milioni di account registrati. Al contempo, gli utenti attivi mensilmente su Fortnite sono circa 80 milioni, mentre quelli Netflix sono 100 milioni.


Cosa succede a Netflix?

Non è un periodo positivo per Netflix, che giovedì scorso ha reso pubblici i risultati trimestrali risalenti al 31 dicembre: infatti i ricavi sono al di sotto delle attese e ammontano a 4,19 miliardi di dollari. Si registrano buone notizie sul versante dell’utile per azione, pari a quota 30 centesimi di dollaro nel periodo ottobre-dicembre, e le nuove sottoscrizioni, grazie a 1,53 milioni di abbonati nel mercato statunitense e 7,31 milioni a livello internazionale, per un totale di 8,7 milioni di abbonati.

Oggi Netflix vanta 140 milioni di iscritti al servizio, annunciando altresì un incremento nei prezzi dei pacchetti dedicati agli States.

Netflix e la pubblicità

Qualche scarso tentativo da parte di Netflix di inserire alcune promo pubblicitarie tra i video raccomandati e nulla più. Ma ben presto tutto potrebbe cambiare, come dimostra uno studio condotto da Audience Project: infatti circa il 57% degli abbonati sarebbe disposto ad abbandonare il servizio se dovessero notare pubblicità nemiche.

L’indagine è stata svolta nell’ultimo trimestre dello scorso anno e ha sottoposto ad attento campionamento circa 16.000 rispondenti sparsi tra UK, US, Germania e i Nordics (Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda). Dallo studio è emerso che la disiscrizione sarebbe la scelta del 42% del gruppo anche nel caso in cui la pubblicità faccia calare il prezzo del servizio.


Inoltre, ogni alterazione del servizio potrebbe compromettere la leadership di Netflix che, nonostante una crescita del 30% negli ultimi 18 mesi e un’adozione del 70% in UK, è insidiata da BBC iPlayer, Amazon Prime Video e NowTV.

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