Bitcoin molto male: società statunitense di mining in bancarotta
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Bitcoin molto male: società statunitense di mining in bancarotta

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Pessimo periodo per le quotazioni delle criptovalute e, nello specifico, per il prezzo del Bitcoin.

Il mercato del denaro digitale è tornato a perdere ampio terreno, collassando sotto la soglia dei 140 miliardi di dollari per la prima volta da settembre 2017.


Il timido tentativo di recupero registrato nella sessione di giovedì, in concomitanza con la Festa del Ringraziamento negli Stati Uniti, ha avuto vita breve. Il prezzo del Bitcoin è arrivato a sfiorare i $4.000 su alcuni exchange, mentre le quotazioni delle criptovalute sue colleghe lo hanno seguito giù nel baratro.

L’intero comparto è finito nel mirino di investitori pessimisti che, forse presi dal panico, hanno scelto di scaricare le proprie posizioni dando vita ad una vera e propria pioggia di vendite sul settore.


Tutte le 12 quotazioni delle criptovalute più imponenti hanno registrato perdite comprese tra i 7 e i 15 punti percentuali nelle ultime ore di trading.

Il prezzo del Bitcoin, ad esempio, ha bruciato il 7% del suo valore ed è arrivato a mettere a repentaglio l’imponente soglia dei $4.000. Alcuni esperti hanno fatto notare come, nonostante BTCUSD abbia tenuto sopra quel livello, gli scarsi e per giunta deboli tentativi di recupero non stiano lasciando ben presagire e, anzi, stiano oscurando il quadro tecnico.


La quotazione di Ripple, ormai seconda criptovaluta per capitalizzazione di mercato con un valore di 16 miliardi di dollari, ha perso più dell’8% su base giornaliera. Dai 44 centesimi di ieri, XRPUSD è arrivata a rischiare quota $0,40 riuscendo però a mantenersi al di sopra della stessa.

Anche in questo caso le vendite sono state determinate non da particolari novità, ma da un sentiment di mercato sempre più pessimista e dal panic selling ormai evidente.

Tra le quotazioni delle criptovalute più deboli sicuramente quella di Ethereum. ETHUSD ha messo a segno una flessione a doppia cifra percentuale (-11%) ed è scivolata da 135 dollari a quota $123, il tutto dopo aver toccato addirittura i $118 durante la sessione asiatica. La sua capitalizzazione di mercato è scesa a $12,5 miliardi.


La forte flessione delle criptovalute e soprattutto quella del prezzo del Bitcoin ha avuto un impatto deciso sulle aziende che si occupano di mining. Le operazioni di «creazione» di una moneta virtuale implicano un elevato dispendio di energia il che significa che, se le quotazioni delle criptovalute crollano l’introito è minore e le società non riesce a coprire l’esborso.

Il caso più eclatante? Quello di Giga Watt, società statunitense specializzata nel mining di BTC che ha dichiarato bancarotta in quanto impossibilitata a ripagare un debito di 7 milioni di dollari.

Al momento in cui si scrive, intanto, le quotazioni delle criptovalute principali e non stanno continuando a scambiare in rosso. Anche il prezzo del Bitcoin non pare intenzionato a riportarsi sopra la parità e sta attualmente viaggiando intorno ai $4.200.

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