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Samsung Galaxy S10 venduto a 2€: dalla truffa al virus è un attimo 😨

galaxy s10 2 euro
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Samsung Galaxy S10 sembra aver disilluso le aspettative degli utenti, ansiosi di testare l’ultimo prodotto. Come comportarsi? Semplice, vendere il top di gamma a 2 euro. Proprio così, una truffa online creata ad arte per movimentare il quasi mai tranquillo mondo del web.

La truffa




Come se nulla fosse e nella più totale normalità, l’inserzione appare nel feed di Facebook con tanto di slogan: “Le vendite del Galaxy S10 vanno male. Ecco perché Samsung fa offerte fantastiche sul Galaxy S10 per gli italiani”. Un efficace escamotage per incentivare gli utenti a cliccare.


Dopo ave cliccato, appare una pagina che copia un articolo del sito del giornale La Repubblica recante il titolo: “Ecco come gli Italiani avranno il nuovo Galaxy S10 della Samsung a solo 2€”.

Ovviamente Facebook si è trovata spaesata di fronte a questa ennesima fregatura online. Un attento osservatore nota però che il link alla pagina esterna appare fittizio rispetto a chi dovrebbe moderare i contenuti pubblicati dalle aziende e dai privati su un social network e che dovrebbe possedere una sufficiente esperienza, unita a una dose di conoscenza, nel riconoscere la truffa.


In questo caso, invece, l’inserzione imputata era talmente convincente che invoglia chiunque ad acquistare un telefono in promozione, il quale costa 900 e passa euro. Nel frattempo, Facebook deve escogitare una soluzione per risolvere questi problemi incombenti.

Il caso Exodus

Dalla truffa al malware incombente il passo è breve. De facto, torniamo al parlare del caso Exodus esploso su Android qualche settimana fa, capace di spiare e infettare oltre 1.000 cittadini italiani. Adesso si scopre che anche iPhone è stato colpito dal medesimo malware in grado di spiare gli utenti degli smartphone.


Il software imputato, progettato e realizzato dall’azienda calabrese eSurv, consente d’intercettare i dispositivi su cui erano installate le applicazioni target, peraltro utilizzato da alcune Procure italiane per condurre indagini.

Cos’è successo con iOS? Un procedimento tutt’altro che facile a fronte della complessità di un software quasi ‘potente’. Per superare il processo di certificazione standard, la compagnia si è rivolta al programma
di pubblicazione di app al livello enterprise: su iOS è infatti possibile distribuire applicazioni che s’indirizzano al vertice aziendale compilando una certificazione e pagando 300 dollari. Al termine di questa procedura, eSurv ha diffuso l’app per iPhone attraverso portali falsi che si spacciavano per siti ufficiali di operatori telefonici, in un’operazione con i caratteri del phishing.


Il tentativo di truffa è stata scoperta dall’organizzazione no profit Security Without Borders in collaborazione con Motherboard, oltre al supporto dell’azienda specializzata in sicurezza Lookout. In seguito al fattaccio, Apple ha promesso di ricorrere a ulteriori sistemi di controllo più stringenti.

 

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